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Marco Tradori Architect

MISSION

Felicità, leggerezza e sostenibilità

Come insegna Giovanni Michelucci fare l’architetto è credere nella “felicità possibile, anche quando gli eventi sembrano suggerire il contrario”. Per fare architettura è necessario prendersi cura dell’uomo e della natura, prendere la vita con leggerezza, “planare sulle cose dall’alto e non avere macigni sul cuore”, diceva Calvino.

Il progetto è un processo che si nutre di un intimo rapporto col luogo, fatto di assidue frequentazioni, di sensazioni che evocano ricordi personali piuttosto che luoghi lontani.

È sviluppare una relazione emotiva empatica che integri i diversi aspetti del progetto: le persone, il clima, i materiali, la tecnologia, gli spazi.

È il momento fondativo del luogo. Il suo essere, la sua memoria vengono trasformati dall’inserimento di elementi apparentemente estranei, ma che costituiscono, insieme con l’esistente, una nuova rete di nodi, di tensioni attraverso le quali il luogo stesso viene proiettato su nuovi scenari. Un processo aperto che potrebbe, proprio per questo, essere infinito, aperto alla mutazione e alla contaminazione continua.

I nuovi materiali, si mischiano con quelli preesistenti, sedimentano, scompaiono per poi tornare alla luce, quasi fossero stati recuperati dal subconscio.

Il luogo e l’altrove, il presente e il passato, divengono un flusso simultaneo di esperienze in cui è possibile, necessario immergersi per poter esserne parte.

 

Ph.: Yves Klein, János Kender, Harry Shunk. Leap into the Void. 1960 MoMA